C’è un’idea diffusa, in questi mesi, secondo cui l’elettrificazione delle flotte europee sarebbe ormai un processo maturo, quasi compiuto. Un’indagine di settore diffusa a inizio luglio sembra confermarlo: più della metà delle aziende del continente utilizzerebbe già veicoli elettrici o ibridi, e la grande maggioranza si dice pronta ad accelerare ulteriormente nei prossimi anni. Bastano però i dati ufficiali di immatricolazione dello stesso periodo per ridimensionare parecchio questo racconto, soprattutto per la categoria di veicoli su cui si regge davvero il trasporto merci: i camion pesanti.
Cosa racconta il sondaggio di settore
Partiamo dal quadro più ottimistico. Secondo l’indagine, il 55% delle aziende europee ha già inserito in flotta veicoli elettrici o ibridi, e il 79% prevede di intensificare questo percorso entro i prossimi cinque anni. Tra chi ha già iniziato, poi, il cambiamento non è cosmetico: più di un’azienda su quattro ha superato il 25% di elettrificazione sull’intero parco veicoli, un livello che comincia a incidere concretamente sulla gestione quotidiana.
I benefici raccontati da chi ha già fatto il passaggio sembrano confermare la scelta: tre operatori su quattro segnalano una visibilità migliore sullo stato della flotta grazie all’integrazione dei dati dei veicoli elettrici con i sistemi di monitoraggio, mentre più della metà dichiara di aver ridotto i costi operativi complessivi.
Accanto ai veicoli, l’indagine segnala anche un secondo fronte, quello della gestione digitale: quasi due aziende su tre userebbero l’ottimizzazione dei percorsi basata su intelligenza artificiale per rispettare gli obiettivi di riduzione della CO2 fissati per il 2026, trattando il software come una leva parallela all’elettrificazione dei veicoli, non subordinata ad essa.
Cosa dicono le immatricolazioni ufficiali
Il quadro cambia sensibilmente se si passa dai sondaggi ai numeri di chi i veicoli li immatricola davvero. Nel primo trimestre 2026 il mercato europeo dei veicoli commerciali oltre le 3,5 tonnellate è cresciuto nel complesso del 10,7%, e in questa crescita gli autocarri elettrici corrono più della media, con un +40,1%. Il problema è la base di partenza: quella crescita porta la quota di mercato dei camion elettrici solamente al 4,4%, contro il 3,5% dello stesso trimestre del 2025.
Scendendo nel dettaglio, il quadro si sdoppia. Tra 3,5 e 16 tonnellate l’elettrico avanza davvero, arrivando al 16,2% del mercato, un segmento dove la Germania da sola concentra quasi la metà di tutte le immatricolazioni elettriche europee. Ma è oltre le 16 tonnellate, cioè nella fascia che rappresenta il cuore del trasporto merci a lungo raggio, che la transizione rallenta bruscamente: appena il 2,3% delle nuove immatricolazioni, pari a 1.624 unità su un totale di 69.608 nel solo trimestre.
Il trasporto pubblico, al contrario, corre più veloce di tutti: gli autobus elettrici rappresentano già il 21,8% delle nuove immatricolazioni europee, con l’Italia in testa alla crescita grazie a un balzo del 161% su base annua, trainato in larga parte dai fondi PNRR destinati al rinnovo delle flotte urbane.
Perché il divario conta per l’autotrasporto
Il 55% del sondaggio e il 2,3% delle immatricolazioni non si contraddicono: stanno semplicemente misurando due cose diverse. Il primo numero somma auto aziendali, furgoni e ibridi, cioè le categorie dove l’elettrico avanza più in fretta; il secondo isola invece il segmento più complesso da convertire, quello dei camion a lungo raggio che pesa di più sui bilanci e sulle emissioni dell’autotrasporto europeo.
Il contesto italiano di queste settimane aiuta a capire perché il solo fattore economico non basti a spiegare, né tantomeno ad accelerare, questa transizione. Il prezzo del gasolio è salito a 2,091 euro al litro in modalità self service, quasi dieci centesimi in più rispetto all’11 luglio, subito dopo la fine dello sconto sulle accise il 3 luglio scorso.
Un rincaro che pesa sui bilanci delle flotte, ma che non sposta da solo la convenienza verso l’elettrico pesante, frenato più dalla rete di ricarica ancora incompleta che dal prezzo alla pompa. Gli stessi osservatori di settore, del resto, indicano la carenza di infrastrutture dedicate e l’instabilità delle politiche di incentivo come i veri ostacoli strutturali, ben più della congiuntura sui prezzi dell’energia.
Cosa possono fare le flotte oggi
In attesa che la rete di ricarica per i mezzi pesanti raggiunga una maturità adeguata, la leva più immediata resta quella emersa anche dal sondaggio di settore: l’ottimizzazione dei percorsi basata sui dati, che riduce chilometri a vuoto e consumi a prescindere dal tipo di alimentazione del veicolo.
È una soluzione che riguarda soprattutto le flotte miste, quelle che nei prossimi anni continueranno ad affiancare mezzi diesel e i primi camion elettrici sulle tratte più brevi: monitorare in tempo reale consumi, percorsi e costi resta oggi lo strumento più concreto per affrontare un rincaro dei carburanti che, a differenza dell’elettrificazione dei mezzi pesanti, non aspetta certo il completamento delle infrastrutture.
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