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Nuovo Codice della Strada: le novità per l’autotrasporto

Ragazzo diciassettenne ottiene la patente di guida

Il 31 luglio 2026 il ministero dei Trasporti ha diffuso le linee guida della riforma del Codice della Strada, aprendo la consultazione pubblica sul nuovo testo. Il provvedimento è ancora in fase di elaborazione, ma tra gli otto ambiti in cui si articola ce n’è uno dedicato in modo specifico all’autotrasporto.

Vale la pena guardare da vicino cosa prevede, perché diverse misure toccano direttamente chi lavora nel trasporto merci su strada.

Accesso alla professione un anno prima

La riforma anticipa di un anno l’età per ottenere la Carta di qualificazione del conducente, la CQC necessaria per lavorare come autotrasportatore. La modifica anticipa l’adeguamento alla nuova normativa europea, che prevede l’abbassamento a 17 anni anche del limite per la patente C1 e che gli Stati membri dovranno recepire entro il 2028.

In pratica, chi vuole intraprendere la professione potrà iniziare il percorso abilitativo con un anno di anticipo rispetto a oggi.

Il testo introduce anche una deroga temporanea: sarà possibile guidare veicoli che richiedono la patente C anche senza avere ancora la CQC, a condizione di essere iscritti a un corso di qualificazione iniziale. Questa possibilità varrà però solo per un anno. Il ministero motiva la misura con la necessità di affrontare la carenza di conducenti nel settore, favorendo anche l’assunzione di personale straniero non ancora in possesso dell’abilitazione italiana.

Regole di comportamento più chiare per categoria

Il nuovo impianto normativo distinguerà le regole valide per tutti gli utenti della strada da quelle specifiche per singole categorie, tra cui vengono citati esplicitamente gli autotrasportatori, accanto a cittadini e utenti vulnerabili. L’obiettivo dichiarato è far emergere con chiarezza gli obblighi specifici di chi guida un mezzo pesante.

Anche il sistema sanzionatorio cambia, e i veicoli industriali sono indicati tra i parametri che potranno far variare l’entità della sanzione applicabile, insieme a neopatentati, utenti vulnerabili e condizioni psicofisiche alterate del conducente.

Meno fasce, più semplicità

Le attuali 82 fasce sanzionatorie principali verranno accorpate in circa 21, riunite insieme a quelle accessorie in un’unica tabella di consultazione. L’obiettivo è rendere più semplice capire, in caso di violazione, quale sanzione si applica realmente.

Cambia anche il meccanismo di aggiornamento degli importi: oggi gli importi vengono rivalutati automaticamente ogni due anni in base all’inflazione; con la riforma l’aggiornamento diventerà facoltativo e scatterà solo se solo se l’Istat registra una variazione superiore al 5%.

Un dettaglio utile riguarda i proventi delle sanzioni: il 70% sarà destinato a interventi per la sicurezza stradale, dalla manutenzione stradale alla segnaletica, passando per le barriere di contenimento, mentre il restante 30% andrà agli organi di controllo.

La riforma tocca anche il ruolo degli ausiliari di Polizia Stradale, oggi limitato all’accertamento della sosta irregolare. Con un’abilitazione specifica, potranno regolare gli incroci in assenza dei semafori o in caso di congestione, e intervenire nella rilevazione di incidenti con soli danni a cose su strade diverse da autostrade ed extraurbane principali. Gli accertamenti veri e propri resteranno comunque compito della Polizia Stradale.

Sanzioni sulla patente anche per i conducenti stranieri

C’è poi una novità che interessa da vicino le aziende con autisti titolari di patente estera: le sanzioni accessorie che incidono sulla patente, come sospensione e decurtazione dei punti, verranno applicate direttamente dall’organo accertatore anche nei confronti di chi guida con una patente straniera.

Oggi queste misure risultano di fatto difficilmente applicabili ai conducenti esteri; con la riforma avranno piena efficacia per tutte le categorie di utenza. Per le flotte che impiegano personale straniero, un aspetto da monitorare con attenzione.

Patente e documenti, addio alla carta

Uno dei cambiamenti più concreti nella vita quotidiana riguarda la digitalizzazione. Patente e carta di circolazione non dovranno più essere portate fisicamente con sé: le informazioni saranno consultabili nelle banche dati digitali, e anche le sanzioni accessorie, compresa la decurtazione dei punti, verranno annotate direttamente lì.

Anche il verbale di contestazione potrà essere redatto in formato digitale e reso subito disponibile online, mentre le notifiche delle violazioni passeranno principalmente dalla piattaforma Send, indirizzate al domicilio digitale dell’utente.

Per chi gestisce una flotta e deve tenere sotto controllo documenti e scadenze di più conducenti, questo passaggio potrebbe semplificare parecchio la gestione amministrativa, spostando il controllo dal singolo foglio cartaceo a una banca dati consultabile.

Cosa cambia per chi lavora nel settore

Va ricordato che si tratta ancora di linee guida in consultazione pubblica, non di un testo definitivo: le osservazioni possono essere presentate fino al 13 settembre 2026, con l’obiettivo del ministero di arrivare a un provvedimento definitivo entro il 14 ottobre. L’iter parlamentare dovrà poi completarsi prima che queste misure diventino operative. Ma la direzione indicata dal ministero è chiara, e alcune delle novità più rilevanti riguardano proprio l’autotrasporto in modo diretto, dall’accesso alla professione fino alla gestione quotidiana dei documenti.

Per le aziende del settore può essere utile iniziare a seguire l’evoluzione del testo fin da questa fase, in modo da non farsi trovare impreparati quando le nuove regole entreranno effettivamente in vigore.

Fonte | uomini e Trasporti Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

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