Negli ultimi anni gli episodi di violenza a bordo dei mezzi pubblici sono diventati un tema ricorrente nel dibattito sul trasporto locale, al punto da spingere il legislatore a intervenire con obblighi tecnici precisi per le aziende di TPL. Non si tratta più soltanto di raccomandazioni, ma di due decreti distinti che stabiliscono cosa deve essere installato a bordo e con quali caratteristiche, con scadenze ormai già trascorse.
Le paratie di protezione: cosa prevede la norma
Il primo intervento normativo è il Decreto ministeriale 17 aprile 2024 n. 108, che definisce gli standard tecnici del cosiddetto “vano conducente”. La norma richiede una protezione minima di 1,70 metri di altezza, vetri omologati secondo lo standard UNECE 43 e pannelli progettati per impedire l’accesso al posto di guida senza però ostacolare la visibilità o i movimenti necessari alla conduzione del mezzo.
Un aspetto tecnico rilevante riguarda le vie di fuga: se dietro la paratia è prevista un’uscita di emergenza, questa deve continuare a funzionare come una porta normale, così da non trasformare il posto guida in uno spazio chiuso in caso di necessità. L’obbligo di installazione riguarda tutti i mezzi di categoria M2 e M3 destinati al servizio pubblico di linea, con termine fissato al 1° gennaio 2026, sia per i veicoli di nuova immatricolazione sia per quelli già in circolazione.
Per le flotte più datate, questo significa pianificare interventi di retrofit su mezzi già operativi, con tempi e costi diversi rispetto alla semplice dotazione di serie prevista sui nuovi acquisti. Un aspetto da considerare con attenzione nella programmazione degli investimenti di manutenzione straordinaria.
Il dispositivo d’emergenza collegato alle forze dell’ordine
Accanto alla protezione fisica, la normativa prevede anche una componente di sicurezza attiva. Con il Decreto dirigenziale MIT del 4 giugno 2025, le aziende di trasporto pubblico locale sono tenute a dotare i propri mezzi di un dispositivo d’emergenza capace di inviare una richiesta di soccorso, localizzare il veicolo in tempo reale e mettersi in collegamento diretto con le forze dell’ordine entro cinque minuti dall’attivazione.
Il termine previsto per questa installazione era il 31 dicembre 2025, quindi anteriore rispetto a quello delle paratie fisiche. Le due misure, pur nascendo da decreti diversi, sono pensate per lavorare insieme: la paratia riduce il rischio di contatto diretto, il dispositivo d’emergenza garantisce un intervento rapido quando il rischio si concretizza comunque nonostante le altre precauzioni adottate.
Un terzo strumento in arrivo: le bodycam
Al quadro attuale si affiancherà, dal 2027 e in via sperimentale, un ulteriore strumento: le bodycam per il personale addetto alla verifica dei titoli di viaggio, già utilizzate in diversi servizi di trasporto europei per documentare gli episodi e tutelare sia gli operatori sia gli utenti. Non si tratta di un obbligo generalizzato per tutti i ruoli a bordo, ma di una misura mirata al personale più esposto al contatto diretto con l’utenza in fase di controllo.
Anche in questo caso, la scelta dello strumento non è indifferente: una bodycam con autonomia insufficiente o archiviazione dei filmati poco affidabile rischia di non essere disponibile proprio nel momento in cui servirebbe come prova a tutela dell’operatore, vanificando l’investimento fatto dall’azienda.
Cosa cambia per le aziende di TPL
Per le aziende di trasporto pubblico, la sfida non si esaurisce nell’installazione formale dei sistemi previsti. Paratie poco pratiche, che riducono eccessivamente la visibilità o rendono difficoltosi i movimenti del conducente, rischiano di generare nuovi problemi operativi invece di risolvere quello originario. Allo stesso modo, un dispositivo d’emergenza poco affidabile, con tempi di risposta superiori a quanto dichiarato, vanifica l’obiettivo stesso della norma.
Verificare la qualità dei sistemi installati, non solo la loro presenza formale, diventa quindi un elemento centrale nella pianificazione degli acquisti e della manutenzione della flotta. Le aziende che scelgono fornitori con una comprovata esperienza in questo tipo di allestimenti riducono il rischio di dover intervenire più volte sugli stessi mezzi per correggere criticità emerse solo nell’uso quotidiano.
Un tassello per l’attrattività della professione
L’installazione di questi dispositivi ha anche un effetto che va oltre la conformità normativa. Le condizioni di lavoro percepite come sicure incidono direttamente sulla capacità delle aziende di trattenere il personale già in servizio e di attrarne di nuovo, in un comparto che segnala da tempo difficoltà crescenti nel reperire conducenti qualificati.
Investire in paratie funzionali e dispositivi d’emergenza realmente efficaci, quindi, non è soltanto un adempimento di legge, ma una leva concreta per la gestione del personale e per la qualità del servizio offerto all’utenza, in un settore dove la sicurezza di chi lavora a bordo è sempre più parte integrante della qualità complessiva del trasporto pubblico.
Fonte | AutobusWeb AutobusWeb-2
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