[rank_math_breadcrumb]

Eco-driving: la formazione che taglia i consumi delle flotte

Autista di camion in cabina durante un corso

Quando si parla di risparmio carburante nel trasporto merci, l’attenzione cade quasi sempre su veicoli, tecnologia e carburanti alternativi. C’è però una leva spesso sottovalutata che incide direttamente sui consumi senza richiedere investimenti in nuovi mezzi: lo stile di guida. I dati raccolti dalle piattaforme di telematica dimostrano che la formazione dei conducenti, se strutturata e supportata da dati oggettivi, può tradursi in risparmi misurabili e duraturi, con un ritorno sull’investimento spesso più rapido rispetto ad altre strategie di efficientamento della flotta.

Quanto incide davvero lo stile di guida

Le stime sul potenziale dell’eco-driving variano a seconda del contesto operativo, ma convergono su un dato chiaro: il margine di intervento è ampio. Il coaching strutturato sullo stile di guida può ridurre il consumo di carburante dell’8-12%, un beneficio diretto sulla produttività complessiva della flotta. Su percorsi misti, l’adozione di tecniche di guida più attenta può portare a riduzioni dei consumi comprese tra il dieci e il venticinque per cento, una forbice che dipende dal tipo di percorso, dal traffico e dalla disciplina con cui le tecniche vengono effettivamente applicate.

Il meccanismo alla base di questi risultati è relativamente semplice da spiegare. Ogni accelerazione brusca e ogni frenata improvvisa comportano una dispersione di energia cinetica che va poi recuperata bruciando altro carburante. Mantenere una velocità costante, anticipare il traffico e dosare l’acceleratore con gradualità riduce questo spreco in modo significativo, con un effetto che si somma chilometro dopo chilometro su una flotta che percorre decine di migliaia di chilometri al mese. A questo si aggiunge un fattore spesso trascurato: la stanchezza alla guida. Un conducente affaticato può arrivare a consumare fino al 15% di carburante in più rispetto a uno riposato, perché reagisce in modo meno fluido al traffico e compie più correzioni brusche durante il percorso.

Il ruolo della telematica nella formazione dei conducenti

La differenza tra un corso di guida generico e un percorso di eco-driving efficace sta nella capacità di misurare il comportamento reale degli autisti e di intervenire con feedback mirati. I moderni sistemi di tracciamento flotta monitorano parametri come frenate brusche, accelerazioni repentine e tempi eccessivi di sosta a motore acceso, offrendo ai fleet manager indicazioni precise su chi e dove intervenire con la formazione.

Questo approccio data-driven cambia profondamente l’efficacia dei corsi. Un sensore segnala una manovra a rischio, ma è poi necessario che quel dato torni al conducente sotto forma di feedback chiaro, altrimenti la tecnologia da sola non produce alcun cambiamento comportamentale duraturo. Le aziende che integrano telematica e formazione, anziché trattarle come due strumenti separati, ottengono risultati più stabili nel tempo, perché i conducenti vedono concretamente l’impatto delle proprie scelte di guida sui consumi rilevati dal sistema. Non a caso, circa il 60% delle aziende che adottano sistemi GPS e telematici registra un ritorno sull’investimento positivo già sul solo fronte carburante.

Sul fronte assicurativo e manutentivo i benefici si sommano. L’adozione di sistemi telematici abbassa gli incidenti delle flotte fino a circa il 23% secondo alcune stime europee, e taglia i consumi di carburante in media del 5-6% per veicolo, con ricadute positive anche sui premi assicurativi e sui costi di manutenzione legati all’usura di freni e pneumatici. Anche la manutenzione predittiva, resa possibile dagli stessi flussi di dati telematici, contribuisce a ridurre i fermi macchina non programmati, che incidono sui costi operativi da tre a cinque volte di più rispetto a un intervento pianificato.

Quanto vale in euro per una flotta media

Per dare una dimensione concreta al risparmio, si può prendere come riferimento un’azienda con una flotta di venti veicoli pesanti, ciascuno con una percorrenza media di 100.000 chilometri annui e un consumo di circa 30 litri ogni 100 chilometri. Applicando una riduzione prudenziale dell’8% sui consumi grazie a un percorso di eco-driving ben strutturato, il risparmio si traduce in circa 2.400 litri di gasolio risparmiati per veicolo ogni anno, pari a quasi 48.000 litri sull’intera flotta. Anche considerando le oscillazioni del prezzo del gasolio, si tratta di una cifra che giustifica ampiamente l’investimento in formazione e in un sistema di monitoraggio, il cui costo si ammortizza tipicamente entro i primi dodici mesi.

Dalla teoria alla pratica: cosa cambia per i conducenti

I percorsi di formazione più efficaci non si limitano a una sessione teorica in aula. Prevedono una fase di guida libera iniziale, in cui l’istruttore registra i consumi reali dell’autista sul proprio percorso abituale, seguita da una fase pratica in cui vengono applicate le tecniche di guida ecologica sullo stesso tragitto. Il confronto diretto tra i due rilevamenti rende tangibile il risparmio ottenuto e aiuta il conducente a interiorizzare i comportamenti corretti, invece di limitarsi a memorizzarli.

Tra le tecniche più efficaci rientrano l’anticipazione del traffico, la riduzione del tempo trascorso a motore acceso durante le soste, la gestione attenta del rapporto di marcia e la pianificazione del percorso per evitare code e semafori. Si tratta di accorgimenti che non richiedono alcuna modifica al veicolo e che restano validi sia sui mezzi diesel tradizionali sia su quelli ibridi o elettrici, anche se in questi ultimi casi vanno declinati per sfruttare al meglio la frenata rigenerativa in fase di rilascio dell’acceleratore.

Per le imprese di autotrasporto, investire nella formazione dei conducenti non significa rincorrere una moda del momento, ma costruire una leva di risparmio che si somma a quelle più tradizionali legate a manutenzione e pianificazione dei percorsi. A differenza degli incentivi fiscali o delle oscillazioni dei prezzi del gasolio, lo stile di guida resta una variabile interamente sotto il controllo dell’azienda, e i risultati restano misurabili e ripetibili nel tempo, a patto di abbinare la formazione a un monitoraggio costante tramite telematica e a un percorso di follow-up che ne consolidi gli effetti nei mesi successivi al corso.

Fonte | ILMATTINO

Resta sempre aggiornato sulle più recenti News di settore

Immagini a scopo illustrativo generate mediante algoritmi di Intelligenza Artificiale

Condividi questo articolo:

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp

Articoli correlati