Il caro carburanti torna a mordere l’economia italiana e il Governo risponde, ancora una volta, con la leva delle accise. Dopo una serie di provvedimenti a catena varati tra aprile e maggio 2026, il taglio fiscale su benzina, gasolio e GPL è stato prorogato fino al 22 maggio con un decreto interministeriale MEF-MASE firmato l’8 maggio. Una misura attesa, ma che lascia aperte questioni importanti: quanto durerà davvero, chi ne beneficia concretamente e, soprattutto, cosa succederà al settore dell’autotrasporto, che ancora attende risposte specifiche dal Governo.
Una proroga in due tempi
La sequenza dei provvedimenti racconta meglio di qualsiasi commento la natura emergenziale con cui si sta gestendo il problema. Il primo intervento sulle accise era in scadenza il 1° maggio. Il giorno precedente, il 30 aprile, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge che rinnova il taglio, ma le risorse stanziate, pari a 146,5 milioni di euro, consentono di finanziare la misura solo fino al 10 maggio. Si è così creato uno scarto tra l’annuncio politico e la copertura normativa effettiva.
La Premier Meloni aveva comunicato la proroga fino al 22 maggio nella conferenza stampa seguita all’approvazione del decreto. Il completamento della misura è poi arrivato con il decreto interministeriale MEF-MASE dell’8 maggio 2026, che ha esteso il taglio delle accise dall’11 al 22 maggio. Un percorso normativo in due fasi, poco lineare, dettato dalla necessità di reperire le coperture finanziarie aggiuntive necessarie a coprire l’intero periodo annunciato.
Gasolio più tutelato della benzina
Il taglio non è uniforme tra i carburanti. Sul gasolio è confermata la riduzione di 20 centesimi al litro già in vigore dal 19 marzo scorso, mentre sulla benzina lo sconto scende a soli 5 centesimi. La scelta si basa sull’andamento differenziato dei prezzi: la benzina era aumentata del 6%, il gasolio del 24%.
Per effetto del taglio, le aliquote di accisa sono state rideterminate come segue: benzina a 622,90 euro per mille litri, gasolio a 472,90 euro per mille litri, GPL a 242,77 euro per mille chilogrammi e gas naturale a zero euro per metro cubo. L’azzeramento completo dell’accisa sul metano per autotrazione è la misura più radicale del pacchetto, anche se la diffusione ancora limitata del parco veicoli a gas naturale ne riduce l’impatto complessivo.
Il decreto estende la stessa aliquota ridotta di 472,90 euro per mille litri anche ai biocarburanti più avanzati: i gasoli paraffinici HVO e il biodiesel, equiparandoli al gasolio tradizionale quando immessi al consumo puri come carburanti.
I prezzi alla pompa oggi
Sul fronte dei prezzi, la benzina si è attestata a circa 1,95 euro al litro sulla rete ordinaria, mentre il gasolio risulta sostanzialmente stabile intorno a 2,047 euro al litro: in questo caso, il maggiore taglio delle accise ha compensato l’andamento rialzista del mercato, evitando ulteriori incrementi per i consumatori. Sulla rete autostradale si osservano livelli più elevati, come di consueto: la benzina si colloca intorno a 1,956 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge circa 2,117 euro.
L’autotrasporto chiede un tavolo urgente
Il settore che più di tutti subisce il peso del caro gasolio è quello dell’autotrasporto. I mezzi pesanti che percorrono le strade italiane ogni giorno consumano quantità di carburante tali da rendere ogni variazione di prezzo un problema di bilancio immediato per le imprese di trasporto. Le flotte non possono scaricare facilmente i rincari sui committenti nel breve periodo, perché i contratti di nolo sono spesso definiti su orizzonti temporali più lunghi, mentre i costi operativi crescono in tempo reale.
Al momento nessuna misura specifica ha riguardato il settore. Le associazioni dell’autotrasporto presenti al Comitato Centrale dell’Albo hanno inviato il 7 maggio 2026 una lettera unitaria al Governo, chiedendo di essere convocate con urgenza per individuare le misure necessarie ad affrontare l’emergenza e le relative coperture finanziarie. Una richiesta corale che segnala un disagio condiviso e trasversale alle diverse sigle di categoria.
Una risposta temporanea a un problema strutturale
Al di là dei numeri, il vero nodo è la natura dello strumento scelto. Il ricorso reiterato al taglio delle accise evidenzia una criticità strutturale: la difficoltà di individuare strumenti alternativi per contrastare il caro carburanti. La leva fiscale, per quanto immediata, comporta un costo elevato per le finanze pubbliche e non affronta le cause profonde dell’aumento dei prezzi. Inoltre, la scelta di mantenere uno sconto maggiore sul gasolio rispetto alla benzina continua a sollevare perplessità, soprattutto alla luce degli obiettivi di sostenibilità ambientale: da un lato si sostiene la transizione ecologica, dall’altro si incentivano indirettamente i consumi di carburanti più inquinanti.
Alla base del provvedimento resta il perdurare della crisi energetica globale: le tensioni geopolitiche, le dinamiche speculative e la fragilità delle catene di approvvigionamento continuano a influenzare in modo determinante i prezzi dei prodotti petroliferi. Finché queste variabili non si stabilizzeranno, il problema resterà strutturalmente irrisolto, e i decreti di proroga continueranno a susseguirsi. Per il trasporto merci su strada, che non ha ancora alternative energetiche mature su larga scala, l’urgenza di soluzioni più stabili e di lungo periodo è concreta e quotidiana.
Fonte | La Repubblica Assotir Fiscal Focus
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