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Mancano gli autisti: l’Albo avvia un’indagine sulla carenza di conducenti

Autista professionista alla guida di un camion pesante

Il settore dell’autotrasporto merci fa i conti da anni con una carenza strutturale di conducenti professionali, ma nel 2026 il problema si fa più urgente e misurabile. Il Comitato Centrale per l’Albo degli Autotrasportatori ha deciso di affrontarlo con metodo, avviando una prima indagine conoscitiva rivolta alle imprese iscritte, per raccogliere dati concreti sul mercato del lavoro e sulle cause di un fenomeno che rischia di compromettere la capacità operativa dell’intero comparto. Nel frattempo, i numeri già disponibili tracciano un quadro preoccupante, sia a livello italiano che europeo.

L’Albo avvia un’indagine con Deloitte

Il Comitato Centrale per l’Albo nazionale degli autotrasportatori di merci per conto di terzi ha avviato un’indagine conoscitiva rivolta alle imprese regolarmente iscritte, con l’obiettivo di raccogliere dati sul mercato del lavoro nel settore e in particolare sulla carenza di conducenti professionali. Il questionario è articolato in 6 sezioni tematiche per un totale di 28 quesiti, con un tempo medio di compilazione stimato in circa 15 minuti. La partecipazione è volontaria e i dati raccolti saranno trattati esclusivamente in forma aggregata, nel pieno rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali. Le aziende hanno avuto tempo fino al 15 maggio per inviare il proprio contributo.

Si tratta di un passo importante. L’esistenza del problema è nota da tempo a ogni imprenditore del settore, ma una mappatura sistematica, condotta attraverso uno strumento strutturato e con il coinvolgimento diretto delle imprese, mancava. I risultati dell’indagine potranno fornire alle istituzioni una base quantitativa solida su cui costruire politiche di intervento più mirate, dalla formazione agli incentivi all’ingresso di conducenti stranieri.

I numeri: in Italia mancano fino a 25.000 autisti

I dati aggregati disponibili confermano la gravità della situazione. In Europa mancano già oggi oltre 500.000 conducenti professionali, una cifra che potrebbe superare il milione nei prossimi tre-cinque anni secondo le stime della Commissione Europea e di IRU. In Italia il gap è stimato tra 20.000 e 25.000 autisti, con gli under 25 che rappresentano appena il 2,2% della categoria e il 45% dei conducenti che ha già superato i 55 anni di età. Il fabbisogno occupazionale complessivo è stimato in circa 160.000 unità nel quinquennio 2024-2028, secondo i dati di IRU e ANITA Confindustria.

A complicare il quadro, la progressiva riduzione della componente italiana nella categoria. La quota di professionisti italiani è scesa dal 98% dei primi anni 2000 a valori oggi stimati intorno al 60%, con le flotte più strutturate in cui la componente internazionale è ormai prevalente. Un segnale di come il settore si stia reggendo sempre più su manodopera straniera, in assenza di un ricambio generazionale interno adeguato.

La domanda cresce, l’offerta non tiene il passo

Il problema non riguarda la mancanza di lavoro, ma la mancanza di chi possa svolgerlo. A febbraio 2026 le imprese di trasporto, magazzinaggio e logistica hanno programmato 50.250 entrate, pari al 12% del totale nazionale, secondo il Sistema informativo Excelsior. Nel trimestre febbraio-aprile la domanda è salita a 161.630 unità, confermando il comparto tra i principali bacini occupazionali del Paese.

La difficoltà di reperimento è però elevatissima. Per l’area trasporto e distribuzione la quota di posizioni difficili da coprire raggiunge il 45%. Per i conduttori di veicoli industriali sale al 58%, con il 37,4% delle difficoltà attribuito direttamente alla mancanza di candidati disponibili sul mercato. Gli autisti di camion sono la figura più richiesta, con 11.910 ingressi programmati a febbraio, e il 52% delle imprese richiede esperienza specifica nel settore. Un profilo difficile da trovare e ancora più difficile da formare in tempi rapidi.

Il settore si regge anche sul contributo dei lavoratori immigrati, che rappresentano il 27,7% delle entrate programmate. Una percentuale destinata a crescere se non si troverà il modo di rendere la professione più attrattiva per i giovani italiani.

Competenze, formazione e immagine della professione

La carenza di autisti è solo la parte più visibile di un problema più ampio. L’età media dei conducenti in Europa è di circa 47 anni, e cresce contestualmente la domanda di profili tecnici, dalla pianificazione alla gestione dei flussi operativi, che spinge le imprese a investire in formazione e digitalizzazione. La digitalizzazione ha reso la cabina un ambiente connesso, in cui la guida si integra con attività di monitoraggio e gestione, richiedendo competenze che vanno oltre la semplice conduzione del veicolo.

Sul punto, Ulisse Albertazzi, direttore generale di TP Trasporti Pesanti, ha sintetizzato bene la sfida: “La carenza di autisti è solo una parte del problema: servono competenze più articolate e maggiore capacità di gestione. La formazione è oggi una leva industriale, ed è fondamentale rafforzare il collegamento con scuole e percorsi formativi per favorire l’ingresso di nuovi conducenti e costruire un ricambio più strutturato, ampliando la base occupazionale anche attraverso una maggiore presenza femminile.”

La questione dell’immagine della professione resta centrale. Orari difficili, lunghe assenze da casa, retribuzioni spesso non competitive con altri settori e una percezione sociale ancora poco valorizzante scoraggiano l’ingresso dei giovani. Senza un cambio di rotta su welfare, formazione e comunicazione del mestiere, il numero di conducenti disponibili rischia di contrarsi ulteriormente, indipendentemente dall’andamento della domanda di trasporto.

Fonte | Trasportale TrasportoEuropa  Assotir

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Immagini a scopo illustrativo generate mediante algoritmi di Intelligenza Artificiale.

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