Una nuova era per l’autotrasporto ambientale
Dal 1° luglio 2025, è entrato in vigore un nuovo obbligo per il settore del trasporto rifiuti in Italia: tutti i mezzi impiegati per il trasporto di rifiuti pericolosi, iscritti alla categoria 5 dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, deono essere dotati di sistemi di geolocalizzazione. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico, ma di un passaggio normativo sostanziale con forti implicazioni operative, economiche e ambientali. Questo obbligo è stato introdotto dal decreto direttoriale n. 253 del 12 dicembre 2024, ed è il risultato dell’implementazione del RENTRI, il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti, parte della digitalizzazione dei processi di gestione ambientale avviata dal Ministero dell’Ambiente.
Lo scopo dichiarato è duplice: da un lato, aumentare il livello di trasparenza e sicurezza nel monitoraggio dei rifiuti pericolosi, e dall’altro, contrastare pratiche illecite come abbandoni o smaltimenti irregolari. I dispositivi dovranno garantire il rilevamento preciso del veicolo, indicare le tappe del viaggio e associarsi ai formulari digitali (FIR) già previsti dal nuovo sistema RENTRI. Un sistema quindi sempre più interconnesso, digitale e controllabile, sia in tempo reale che a posteriori, dalle autorità ambientali e dagli organi di vigilanza.
Imprese obbligate, scadenze da rispettare e sanzioni in vista
Secondo la deliberazione n. 3 del 19 dicembre 2024 dell’Albo Gestori Ambientali, tutte le imprese che trasportano rifiuti pericolosi sono tenute ad adeguarsi entro e non oltre il 31 dicembre 2025, presentando attraverso la piattaforma AGEST un’autodichiarazione firmata dal legale rappresentante che attesti l’installazione del sistema di geolocalizzazione. Per i nuovi mezzi che entreranno in flotta dal 1° luglio 2025 in poi, l’obbligo scatterà già al momento dell’iscrizione. La norma fa quindi anche da spartiacque per la conformità all’iscrizione alla categoria 5, vincolando di fatto l’operatività legale delle aziende alla completa tracciabilità GPS.
Va ricordato che sono esclusi dall’obbligo i veicoli utilizzati per il trasporto esclusivo di rifiuti non pericolosi e i motoveicoli. Per tutti gli altri, invece, l’inadempienza porta conseguenze gravi: la normativa prevede sanzioni disciplinari, tra cui la sospensione o addirittura la revoca dell’iscrizione all’Albo. In sostanza, un’azienda che non si adegua rischia di perdere il diritto di esercitare l’attività. Un punto su cui l’Albo ha voluto essere molto chiaro, proprio per evitare le “zone grigie” e le deroghe informali che in passato hanno spesso penalizzato le aziende virtuose.
In un approfondimento pubblicato da Uomini e Trasporti, si sottolinea come questa misura “non vada intesa solo come un costo o un’imposizione, ma come una spinta strutturale verso una gestione moderna, sicura e responsabile del ciclo dei rifiuti pericolosi, in linea con le direttive europee e con gli obiettivi di neutralità ambientale”.

Una svolta tecnologica: più sicurezza, efficienza e trasparenza
Per le imprese di autotrasporto che operano nel settore ambientale, il nuovo obbligo rappresenta un vero e proprio salto di paradigma. L’installazione dei sistemi di geolocalizzazione non sarà soltanto un adempimento formale, ma anche un’occasione per efficientare la gestione dei mezzi, ridurre i tempi di sosta, monitorare il consumo di carburante, e prevenire comportamenti a rischio da parte degli autisti. Alcune aziende hanno già anticipato i tempi, adottando soluzioni GPS integrate con i software gestionali interni e con la piattaforma RENTRI, in modo da automatizzare la registrazione dei FIR e sincronizzare i dati in tempo reale.
Come ha sottolineato Conftrasporto in una nota tecnica: “La geolocalizzazione obbligatoria ha senso solo se coniugata con un reale vantaggio operativo per le imprese. Non deve diventare l’ennesimo onere burocratico, ma uno strumento di controllo intelligente e utile anche per migliorare la competitività del settore”. Ed è proprio qui che si giocherà la sfida più delicata: trasformare un vincolo normativo in un’occasione di innovazione e crescita.
Anche IRU (International Road Transport Union) ha espresso sostegno verso misure di tracciabilità ambientale più avanzate, a patto che “siano interoperabili, non ridondanti, e integrate nei sistemi logistici esistenti”, come dichiarato da Radu Dinescu, presidente IRU, nel loro rapporto annuale.
Prospettive future e reazioni dal settore: fiducia, ma anche preoccupazioni
Nonostante l’obiettivo sia condiviso dalla maggior parte degli operatori, la reazione del mondo dell’autotrasporto non è stata uniforme. Le grandi aziende, già digitalizzate, vedono con favore l’evoluzione verso una gestione smart e controllata dei rifiuti. Al contrario, le PMI temono costi aggiuntivi, complessità nella gestione documentale e il rischio di subire controlli sproporzionati.
Secondo una stima di CNA Fita, circa il 30% delle imprese di piccole dimensioni “non dispone ancora delle tecnologie compatibili con i nuovi standard”, e necessita di un periodo di transizione più ampio, oltre a incentivi economici per l’adeguamento. Il timore è che si crei una disparità di accesso al mercato, a vantaggio delle realtà più strutturate.
Nel frattempo, alcune regioni stanno già elaborando piani di supporto, con contributi per l’acquisto dei dispositivi e seminari informativi. L’auspicio condiviso è che il Ministero dell’Ambiente fornisca linee guida operative semplici e omogenee, capaci di accompagnare le imprese in questo percorso di innovazione senza intoppi.
Conclusione: una normativa giusta se resa sostenibile
In sintesi, l’obbligo di geolocalizzazione per il trasporto di rifiuti pericolosi segna un’evoluzione importante e necessaria. Si tratta di una misura che migliora la trasparenza ambientale, rende più sicuro il trasporto su strada e consente alle autorità di intervenire in tempo reale in caso di anomalie o rischi. Ma affinché questa norma abbia successo, dovrà essere accompagnata da chiarezza normativa, supporto tecnico e incentivi concreti per chi è in difficoltà.
Il mondo dell’autotrasporto si muove verso un modello sempre più digitalizzato e integrato. La chiave sarà rendere questi obblighi strumenti utili, non ostacoli. E in questo, istituzioni e associazioni di categoria avranno un ruolo cruciale.
Fonte | Trasporti-Italia
Resta sempre aggiornato sulle più recenti News di settore