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L’Italia ha il parco furgoni più vecchio d’Europa

Furgone commerciale datato in strada in città italianaImmagine generata con intelligenza artificialeImmagine generata con intelligenza artificiale

L’Italia conta oggi 4.642.832 veicoli commerciali leggeri in circolazione, il secondo parco più numeroso dell’Unione Europea dopo la Francia, che ne registra oltre 6,5 milioni. A pesare, però, non è tanto la quantità quanto l’età di questi mezzi: secondo il rapporto Acea “Vehicles on European Roads 2026”, integrato dai dati Unrae aggiornati al 31 dicembre 2025, l’età media dei furgoni italiani ha raggiunto i 15 anni, un valore che rende il nostro parco il più vecchio tra i grandi mercati europei del continente.

Dietro la Francia e l’Italia, la classifica europea per numero di veicoli commerciali leggeri vede la Spagna con oltre 4,15 milioni di mezzi, la Germania con 3,44 milioni e la Polonia con circa 2,42 milioni, a conferma di quanto il furgone resti, in tutta Europa, lo strumento di lavoro quotidiano per corrieri, artigiani, manutentori e piccole imprese di servizi che devono muoversi in ambito urbano ed extraurbano. In Italia, in particolare, questa flotta sostiene una parte rilevante dell’ultimo miglio delle consegne e delle attività di manutenzione diffusa sul territorio, il che rende la sua composizione tutt’altro che un dettaglio tecnico per gli operatori del settore.

Il dettaglio delle classi emissive spiega perché questo dato non sia solo una curiosità statistica. Il 35,5% dei furgoni italiani, poco più di 1,65 milioni di mezzi, è omologato a uno standard precedente all’Euro 4: tra questi, 617mila sono Euro 0 o Euro 1 e 422mila Euro 2, veicoli spesso immatricolati oltre vent’anni fa. Un ulteriore 16% rientra nella classe Euro 4 e l’11,7% nell’Euro 5, mentre solo il 36,8% del parco, poco più di 1,7 milioni di unità, rispetta lo standard Euro 6, il più recente attualmente in vigore per i nuovi veicoli commerciali.

Un mezzo su tre supera i dieci anni di età

Il rovescio della medaglia di questi numeri riguarda direttamente le imprese che di questi furgoni si servono ogni giorno per consegne, manutenzioni e servizi sul territorio. Circa 2.875.492 veicoli, pari al 61,9% del totale, hanno superato i dieci anni di vita, un’anzianità che comporta in media consumi più elevati, costi di manutenzione crescenti e una maggiore probabilità di fermo macchina proprio nei momenti di maggiore attività commerciale. Il parco è comunque cresciuto negli ultimi anni, con un incremento del 2,4% tra il 2023 e il 2024, corrispondente a circa 109mila nuovi veicoli immatricolati, e una crescita complessiva del 9,7% dal 2020: un ritmo che, da solo, non basta a invertire la tendenza all’invecchiamento del parco esistente.

L’incentivo che doveva aiutare si è esaurito in poche settimane

Ad affrontare esattamente questo segmento di mercato interviene l’ecobonus per i veicoli commerciali N1 e N2, la cui piattaforma di prenotazione sul portale del Mimit ha riaperto lo scorso 29 luglio. La misura richiede, per accedere al contributo senza restrizioni sull’alimentazione del nuovo mezzo, la rottamazione di un veicolo della stessa categoria omologato al massimo Euro 4, intestato all’azienda richiedente da almeno dodici mesi: una platea di potenziali beneficiari che coincide quasi esattamente con quel 35,5% di furgoni ante Euro 4 fotografato dai dati Unrae. Gli importi previsti arrivano fino a 20mila euro con rottamazione, mentre chi acquista un veicolo elettrico o a idrogeno senza rottamare un mezzo usato può ottenere fino a 18mila euro, a condizione di mantenerne la proprietà per almeno due anni.

Il problema, per le tante piccole e medie imprese che avrebbero i requisiti per accedervi, è che i fondi stanziati per questa tornata, circa 40 milioni di euro all’interno del più ampio Fondo Automotive da 1,34 miliardi previsto fino al 2030, si sono esauriti in tempi molto rapidi dopo l’apertura dello sportello. Fare un rapido calcolo aiuta a capire la sproporzione: anche ipotizzando che ogni domanda avesse ottenuto il contributo massimo di 20mila euro, la dotazione disponibile avrebbe potuto finanziare al più duemila sostituzioni, una cifra minima rispetto al milione e mezzo abbondante di furgoni che oggi avrebbero i requisiti per essere rottamati.

Una questione che riguarda direttamente autotrasporto e logistica

Per corrieri, artigiani e piccole imprese di trasporto merci che si spostano quotidianamente tra centri urbani e periferie, l’età del parco furgoni non è soltanto un tema ambientale: diverse città italiane hanno già introdotto zone a traffico limitato che escludono, o penalizzano fortemente, i veicoli commerciali con le classi emissive più datate, rendendo la sostituzione del mezzo una necessità operativa oltre che normativa. In questo contesto, la rapidità con cui si è esaurito il click day di luglio racconta più di qualsiasi comunicato ufficiale la distanza che separa la domanda reale di rinnovo delle piccole imprese italiane dalle risorse pubbliche effettivamente disponibili, e lascia aperta la domanda su quando e con quali fondi il prossimo sportello riuscirà a intercettare almeno una parte di quel milione e mezzo di furgoni ancora in circolazione.

Fonte | Uomini e Trasporti Edotto

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Immagini a scopo illustrativo generate da algoritmo

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