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Gasolio più caro: l’impatto reale sull’autotrasporto

Camion al distributore di diesel

L’aumento delle accise sul gasolio entrato in vigore dal 1° gennaio 2026 ha riacceso il dibattito sui costi del trasporto su strada, ma il vero nodo non è il valore esposto alla pompa. Nel settore dell’autotrasporto, infatti, il prezzo del gasolio non incide in modo uniforme su tutte le imprese: a cambiare sono soprattutto chi sostiene il costo, quando lo sostiene e se può recuperarlo.

Il riallineamento fiscale previsto dalla Legge di Bilancio e coerente con gli obiettivi del PNRR sui sussidi ambientalmente dannosi ha effetti molto diversi tra trasporto pesante, trasporto leggero e logistica dell’ultimo miglio. Analizzare queste differenze è fondamentale per capire dove si concentra l’impatto reale.

Il prezzo del gasolio torna sopra la benzina: perché conta poco il confronto diretto

A inizio 2026 il gasolio è tornato a costare più della benzina, una situazione che non si registrava da quasi tre anni. Il differenziale è contenuto in pochi centesimi, ma questo confronto rischia di essere fuorviante per chi opera nel trasporto professionale.

Per le imprese di autotrasporto, infatti, il problema non è tanto il livello assoluto del prezzo, quanto il meccanismo fiscale che determina se quel costo resta in carico all’azienda o viene compensato nel tempo. È qui che si crea la vera spaccatura all’interno del settore.

Autotrasporto pesante: il costo non aumenta, ma pesa sulla liquidità

Nel trasporto con veicoli oltre le 7,5 tonnellate, il sistema del rimborso trimestrale delle accise sul gasolio commerciale continua a proteggere le imprese da un aumento strutturale dei costi. Dal punto di vista economico, quindi, il prezzo del gasolio non incide direttamente sulla marginalità di lungo periodo.

Tuttavia, l’impatto finanziario è tutt’altro che neutro. L’aumento delle accise obbliga le aziende ad anticipare più liquidità al momento del rifornimento, recuperandola solo a distanza di mesi. In una fase caratterizzata da tassi di interesse ancora elevati e accesso al credito più selettivo, questo anticipo diventa un costo indiretto.

Per flotte con consumi elevati, anche pochi centesimi al litro possono tradursi in decine o centinaia di migliaia di euro immobilizzati, riducendo la flessibilità finanziaria e la capacità di investimento.

Trasporto leggero e ultimo miglio: l’aumento diventa strutturale

La situazione cambia radicalmente nel comparto sotto le 7,5 tonnellate. I veicoli impiegati nella distribuzione urbana, nell’e-commerce e nell’ultimo miglio non beneficiano del rimborso delle accise, rendendo l’aumento del prezzo del gasolio immediato e definitivo.

In questo segmento, il carburante rappresenta una delle principali voci di costo operativo. La possibilità di trasferire l’aumento sui committenti è spesso limitata da contratti a tariffa fissa, forte concorrenza e margini già compressi. Di conseguenza, il riallineamento fiscale rischia di colpire soprattutto PMI e micro-flotte, che hanno minore capacità di assorbire variazioni improvvise dei costi.

Flotte miste: la complessità cresce

Un ulteriore livello di criticità riguarda le aziende che operano con flotte miste, composte sia da mezzi pesanti sia da veicoli leggeri. In questi casi, solo una parte del consumo di gasolio è compensata dal rimborso, mentre la restante rimane interamente a carico dell’impresa.

Questa asimmetria rende più complessa la costruzione delle tariffe e la gestione dei flussi di cassa. Le imprese devono separare i costi per tipologia di veicolo, pianificare rimborsi differenziati e valutare la redditività dei servizi con maggiore attenzione. Per le realtà di dimensioni medio-piccole, questo aumento di complessità amministrativa rappresenta un costo aggiuntivo spesso sottovalutato.

Biocarburanti e obblighi ambientali: un costo che si somma

Dal 2026 sul prezzo del gasolio incidono anche altri fattori, come l’aumento della quota obbligatoria di biocarburanti nella miscela. Secondo stime di settore, questo elemento comporta un aggravio compreso tra 1,5 e 2 centesimi al litro, che si somma all’effetto delle accise.

Nonostante la discesa delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, i prezzi alla pompa non hanno registrato una riduzione proporzionale. Questo scollamento alimenta le tensioni nel settore e mantiene alta l’attenzione delle autorità, in particolare per le differenze territoriali tra Nord e Sud del Paese.

Prezzo gasolio autotrasporto: l’effetto reale sulla filiera

L’impatto dell’aumento delle accise non si distribuisce in modo uniforme lungo la filiera.

  • Autotrasporto pesante: costo recuperabile, ma maggiore fabbisogno di liquidità.
  • Trasporto leggero e ultimo miglio: costo strutturale che erode i margini.
  • Flotte miste: gestione finanziaria e tariffaria più complessa.

Nel complesso, il tema centrale non è il prezzo del gasolio in sé, ma la capacità delle imprese di assorbire o trasferire l’aumento. Chi dispone di contratti indicizzati, solidità finanziaria e volumi elevati è più protetto. Le realtà più piccole, invece, rischiano di subire un impatto sproporzionato.

Conclusione

Il riallineamento delle accise sul gasolio risponde a una logica fiscale e ambientale, ma produce effetti molto diversi all’interno dell’autotrasporto. Il prezzo del gasolio per l’autotrasporto non penalizza in modo diretto il trasporto pesante, ma mette sotto pressione la liquidità delle imprese. Al contrario, colpisce in modo strutturale il trasporto leggero e l’ultimo miglio, dove i margini sono già ridotti.

Nel 2026, più che il livello del prezzo, sarà decisiva la capacità delle aziende di gestire l’impatto finanziario e contrattuale dell’aumento. È su questo terreno che si giocherà la vera tenuta economica di una parte significativa del settore.

Fonte | Trasporti-Italia Legge di bilancio Governo Italiano UNEM

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Le immagini di questo articolo sono generate con Intelligenza Artificiale (AI) e hanno solo scopo illustrativo.

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